Graphics by Manuela Vallicelli, Luca Scacchi Gracco at the Rubin Gallery, Milan

The Rubin Gallery presents an exhibition of Luca Scacchi Gracco, sponsored by his daughter Greta Scacchi and Philippe Daverio. The exhibition includes 10 large paintings and 25 works on paper. The two curators, Jean Blanchaert and Manuela Vallicelli, have also coordinated the catalogue with an essay by Philippe Daverio titled The rediscovery of the case Luca Scacchi Gracco. The author will be present at the exhibition.

La galleria Rubin presenta una mostra di Luca Scacchi Gracco, patrocinata dalla figlia Greta Scacchi e da Philippe Daverio. L’esposizione comprende 10 grandi tele e 25 lavori su carta. I due curatori, Jean Blanchaert e Manuela Vallicelli, hanno anche coordinato il catalogo con uno scritto di Philippe Daverio intitolato “La riscoperta del caso Luca Scacchi Gracco”. L’autore sarà presente alla mostra.

Copertina per sito Rubin2Catalogue “La riscoperta del caso Luca Scacchi Gracco” graphic design by Manuela Vallicelli and text by Philippe Daverio, Edizioni Oreste Genzini and Philippe Daverio publishing.

Galleria Rubin 2013 Luca Scacchi Gracco

Press release written and translated in English by Davide Vallicelli.

“The head has a limit that not reasoning but intuition can overcome”

(Luca Scacchi Gracco)

Luca Scacchi Gracco, born in Lombardia but citizen of the world, is considered by many one of the most forward-looking personalities of the Italian art world of the twentieth century. Friend and a regular presence of Picasso’s house (the great Spanish painter added Gracco to his surname), he was among the first to recognize the quality and the genius of Piero Manzoni and Francis Bacon when nobody considered them. Francis Bacon was for a long time his guest in London and was presented by him to the Piccadilly Gallery. In the early sixties he brought to Italy the most beautiful Klimt and Schiele’s works. Today “The Hope” by Gustav Klimt, which he had bought in Budapest, is the “jewel” of the National Gallery in Ottawa; in the same years he bought an important  collection of Egon Schiele at the Nebehay Gallery of Vienna. In 1962 he organized in his gallery (Studio of Contemporary Art, Marco De Marchi 5, Milan) an exhibition dedicated to small masterpieces of plastic and bakelite, then despised by the orthodox art experts.

“Fascinated by the Archaeological Museum of Turin, back in 1952, I rushed enthusiastic to Cairo. At the Hotel Piramisi my poet friend André Malraux gushed over the sky of Samarkand. The desert made me understand archeology and astrology. Four thousand years ago pharaoh Khufu built the largest pyramid in Egypt prophesying plastics technology in the smooth coverage of the sides until the cusp of the polyhedron. The pyramids emerge from the desert and stand out against the sky becoming points of reference from space. Today, through the rigor of layout and synthesis we are moving towards new hieroglyphics, which is why the pyramids will return.”

Comunicato stampa, testo di Davide Vallicelli.

“La testa ha un suo limite che non il ragionamento ma l’intuito può superare”
(Luca Scacchi Gracco)

Luca Scacchi Gracco, lombardo di nascita,  ma cittadino del mondo, è da molti considerato una delle figure più lungimiranti del Novecento  artistico italiano. Amico e frequentatore della casa di Picasso (fu il grande pittore spagnolo ad aggiungere al suo cognome quello di Gracco), è stato tra i primi a riconoscere la qualità e la genialità di Piero Manzoni e Francis Bacon, che fu a lungo suo ospite a Londra e che venne da lui presentato alla Piccadilly Gallery, quando ancora nessuno li considerava. Nei primi anni Sessanta portò in Italia i più bei Klimt e i più bei Schiele. “La Speranza “ di Gustav Klimt, da lui acquistato a Budapest, è oggi il “gioiello” della National Gallery di Ottawa; negli stessi anni comprò un’importante collezione di Egon Schiele alla Galleria Nebehay di Vienna. Nel 1962 organizzò nella sua galleria Studio d’Arte Contemporanea in via Marco De Marchi 5 a Milano una mostra dedicata a piccoli capolavori di plastica e bachelite, materiali allora disprezzati dagli ortodossi dell’arte.

“Affascinato dal Museo Archeologico di Torino, nel lontano ’52, mi precipitai al Cairo entusiasta. All’Hotel Piramisi l’amico poeta Andrè Malraux mi decantò il cielo di Samarcanda. Il deserto mi ha fatto capire l’archeologia e l’astrologia. Quattromila anni or sono Cheope Faraone costruì la più grande piramide d’Egitto profetizzando la tecnologia della plastica nella copertura liscia dei lati sino alla cuspide del poliedro. Le piramidi emergono dal deserto e si stagliano sul cielo diventando punti di riferimento nello Spazio. Oggi, attraverso il rigore dell’impaginazione e della sintesi stiamo andando verso il nuovo geroglifico, ecco perché ritorneranno le piramidi.”

http://www.galleriarubin.com/exhibitions.php?lang=ita&id_home=49&id=240&id_sez=240&page=1&ordine_sez=CAMPO_DATA%20DESC

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